Sì avete letto bene, oggi ultimo post.
Ma non temete, il Gabbiano Libero continuerà a volare alto nei cieli dei propri pensieri, ma in un altro cielo. Lo potete ritrovare
qua
E' ora di fare silenzio.
Eluana finalmente sarà libera.
Libera di essere.
Nevica. Jazz esce dalla radio accesa. Cielo grigio e spento sopra di me. Conto corrente vuoto. Come al solito. Niente di nuovo sotto questo cielo.
Me ne sto seduta qui guardando fuori dalla finestra le neve che scende copiosa e non sembra aver intenzione di smettere di cadere. Avevo degli appuntamenti quest'oggi, che ovviamente sono saltati. Chi può preferisce non muoversi oggi.
Sono andata una corsa all'ufficio postale qua vicino, ho messo i miei stivali da neve, quelli con il pelo acquistato lo scorso inverno prima di partire per il Canada, camminando sui marciapiedi sembra di camminare sulla sabbia, è la stessa sensazione faticosa, il piede che non trova una superficie rigida su cui poggiare. Il problema arriva quando devi attraversare la strada, gli spazzaneve ammucchiano la neve sui bordi delle strade, incuranti delle strisce pedonali ovviamente, dove si forma una barriera di neve e acqua nella quale il piede sprofonda inzaccherando il fondo dei pantaloni.
Quando nevica però non uso l'ombrello, non mi piace, preferisco mettermi un berretto o meglio ancora il cappuccio della giacca, e mi piace vedere i fiocchi di neve che cadono sulle spalle, sul cappotto, ovunque su di me. Quando ero bambina in questi casi alzavo la testa, aprivo la bocca, cacciavo fuori la lingua e lasciavo che i fiocchi di neve vi si posassero sopra leggeri. La mamma mi sgridava, non si mangia la neve! che schifo diceva, e per convincermi asseriva, con l'autorità che le competeva, che la neve era piena di schifezze, tra le altre cose "capelli di strega".
Io non ci credevo, ovviamente, ma una piccola parte di me forse sì, così un giorno ho voluto fare una prova, ho preso un po' di neve e l'ho sciolta in un pentolino in cucina. Bene, nessuna traccia di capelli di strega. Meno male, ho tirato un sospiro di sollievo! E ho continuato a mangiare la neve che cadeva dal cielo.
Ieri finalmente, dopo averlo sollecitato e richiesto a più riprese, dall'amministrazione mi hanno comunicato per telefono il nuovo numero di contratto per poter emettere fattura regolarmente. Ma dico io, è così difficile riuscire ad organizzare il rinnovo dei contratti in tempo utile? Ogni anno la solita storia....
Come le altre Guide territoriali che fanno il mio lavoro per le altre regioni, siamo sottoposte ad un contratto di collaborazione esterna che viene rinnovato ogni anno. C'è stato un momento in cui ogni contratto scadeva in periodi diversi, a seconda di quando quella Guida era stata incaricata, poi quando siamo diventate troppe li hanno unificati portandoli tutti a fine anno. Da quel momento il delirio.
C'è stato un anno nel quale li abbiamo ricevuti a marzo.... ciò significa niente contratto, niente fatture, niente soldi. Per chi come me, vive con solo questo "stipendio" vi lascio immaginare il malcontento e le difficoltà conseguenti.
Sul contratto c'è appunto questo numero che varia ogni anno, con ogni nuovo contratto. Senza questo numero apposto sulla fattura, non possiamo emetterla perché non verremmo pagate. Quindi ci tocca aspettare.
La storia si complica perché le fatture devono arrivare in sede entro la fine del mese nel quale sono state emesse, pena lo slittamento del pagamento al mese successivo. E dato che ci pagano a 60 giorni (e all'inizio erano addirittura 90...) se la fattura arriva in ritardo anche di un solo giorno, la cosa inizia a diventare molto fastidiosa.
Così non avendo ancora ricevuto il famoso contratto nuovo, che peraltro ci hanno già fatto sapere che per il momento sarà di soli sei mesi, quindi fino a giugno 2009, in quanto il portale generale subirà un restyling totale e in quell'occasione anche le nostre posizioni andranno riviste (cosa vorrà dire poi....spero più soldi...!), dicevo non avendo ancora il contratto nuovo e avvicinandosi la fine del mese, ho iniziato a tempestare l'amministrazione di email e telefonate perché ci mandassero perlomeno il nuovo numero di contratto, provvisoriamente, tanto per poter emettere le fatture.
Per fortuna un'anima buona mi ha ascoltato e ieri ho potuto spedire la mia fattura (per Raccomandata 1 così son sicura che arriverà in tempo, spendendo ben 7 euro!).
Ora aspetto che arrivi il contratto, che dovrò firmare in tutte le pagine, applicare il timbro della mia società (ma quale società ?), sottoscrivere il modulo della segretezza e privacy (per quali segreti? boh... ) e rispedirne una copia alla velocità della luce.
Sì, perché LORO possono prendersi il tempo che vogliono per fare queste cose, ma NOI dobbiamo poi rispondere subito, anzi ancora ieri...
E io mi domando, ma una società così grande e boriosa, che si vanta di essere "la prima della classe" in ciò che fa e anche in ciò che non fa, ma possibile che non possa prevedere in tempo utile le questioni amministrative e burocratiche? Lo sanno che i contratti scadono ogni anno il 31 dicembre, perché non si attivano prima? Perché ci devono far venire l'ansia ogni volta?
Non riuscendo più a caricare foto nel blog per colpa di Splinder che non riesce a risolvere i problemi che ha con il Mac, ho messo un link al mio sito di foto su Flickr. Per quelli che amano le fotografie e hanno piacere a curiosare.
Fra un po' posterò anche le foto della festa.
Le mie aspettative non sono andate deluse, anzi. Sono venuti tutti, i figli prima di tutti, e poi cugini e cugine, i due fratelli con le rispettive cognate, una nipote, e poi le Amiche, quelle con la A maiuscola che hanno cucinato per me in modo meraviglioso. Un'organizzazione perfetta, potremmo aprire un servizio di catering.... Il buffet vedeva in tavola torte salate, mousse di tonno e salmone, patè di carne, tartine di ogni genere sapore e colore, pasticci di vedure, salatini di pasta sfoglia ripieni di formaggio, prosciutto, carne e non so che altro, e perfino l'humus (credo si scriva così, Dan correggimi se sbaglio), quella crema che si fa con i ceci, di origine medio-orientale. Insomma, ogni ben di dio c'era.
Senza dimenticare i dolci... Mariangela è specializzata in questo, e ha portato dei bigné che solo lei sa fare e che sono la mia passione, e che purtroppo sono andati letteralmente a ruba.... e poi la "torta di compleanno", con la crema chantilly....mmmm da metterci su 5 chili in un colpo solo!
Ma passiamo ai regali: anche qui le aspettative sono state soddisfatte, ho ricevuto ben tre libri, così la scorta sul comodino si è allungata, con mio sommo piacere.
Uno da mio figlio, insieme ad un bel CD jazz, e poi, tenerissimo, mi ha masterizzato un CD con le Variazioni Goldberg di J.S. Bach, sapendo quanto amo questo compositore. La musica è uno dei nostri discorsi segreti, il nostro "fil-rouge".
Mia figlia un bellissimo golf verde scuro, un colore che non ho mai avuto ma che mi piace assai, e ben due libri della Mastrocola, autrice che ho appena scoperto e che amo molto.
Dal Canada mi è arrivato un tagliere in legno per la cucina, fatto da mio genero che di mestiere fa appunto il falegname. Giulia invece un libro di fotografie. Ma fotografie speciali, e forse vale la pena raccontarne la storia.
Si tratta di un blog di foto, http://3191.visualblogging.com/ questo l'indirizzo per chi curioso volesse andare a vedere. Sono due amiche che vivono in due città diverse dallo stesso nome, Portland, a 3191 miglia di distanza una dall'altra. Ogni mattina si alzano e scattano una fotografia che poi postano nel blog, una accanto all'altra, ma una senza sapere cosa metterà l'altra. La cosa sorprendente, al di là della bellezza delle foto, è vedere come certe mattine i loro pensieri si rincorrano, si ritrovano, e stranamente postano fotografie molto simili. Il blog ha avuto così successo che ora di queste foto ne hanno fatto, appunto, un libro. Un anno di mattine. Bello.
Tornando ai regali, due amiche mi hanno poi veramente sorpreso. Sapendo che volevo imparare la tecnica del "nordic walking" , questa tecnica per camminare con i bastoni, che pare faccia molto bene facendo muovere un po' tutti i muscoli, una mi ha regalato i bastoni. Così ora non ho più scuse per non iniziare!
L'altra mi ha donato un suo quadro, un quadro rappresentante un paesaggio toscano, che io ammiravo sempre nel suo soggiorno e che a lei faceva pensare a me, a quanto io amassi la Toscana fino ad esserci andata a vivere per un certo periodo. Mi aveva sempre detto che me l'avrebbe lasciato "in eredità ", ma essendo anche più giovane di me ha pensato "ma perché aspettare?" e me l'ha regalato ieri, quasi facendomi commuovere dalla sorpresa.
Insomma alla fine della giornata mi sono sentita veramente tanto amata, da tutti, e mi sono chiesta se poi me lo merito, tutto questo amore. A me non sembra di essere così generosa, così disinteressata, così amorosa nei confronti degli altri. Mi sembra di essere molto egocentrica, egoista anche, di pensare sempre a me stessa prima di tutti, di pensarmi sempre al centro dell'universo, non mi sembra di amare gli altri così come loro amano me. E mi sorprendo vedendo quanto invece loro mi considerano amica e mi amano.
Così oggi, compiendo veramente gli anni, mi sono fatta delle promesse. Mi sono ripromessa di smetterla di lamentarmi con me stessa di essere sola, di sentirmi sola, di non avere nessuno che mi ama... perché non è vero. E mi sono ripromessa di cercare cambiare, di essere meno egocentrica e pensare di più agli altri, essere più generosa e disponibile anche con il mio amore per loro.
Ho tolto dai cassetti l'argenteria e l'ho lucidata. Forchette, coltelli, cucchiai e cucchiaini, tutti belli lustri in fila sul buffet in attesa di essere usati.
Ho lavato i bicchieri di cristallo, disposto piatti e tovaglioli, i piatti da portata pronti per essere riempiti.
Le bottiglie di vino sono già in fila come soldatini, pronte ad essere stappate. Solo quelle di spumante sono in frigo, verranno estratte solo al momento opportuno.
Ho spedito mail e sms con le indicazioni per i parcheggi, sia mai che quelli in strada siano tutti occupati.
Ora non mi resta che aspettare.
Quando ero piccola il 1° di gennaio riempivo una ciotola, anzi una "scodella", che allora ancora si usavano per la colazione, con 26 fagioli secchi.
Ogni mattina quando mi alzavo aprivo la finestra per cambiare l'aria alla stanza, prendevo un fagiolo e lo gettavo fuori dalla finestra, nel giardino sottostante. All'epoca accanto alla nostra palazzina c'era una casetta piccolina, con un (allora a me sembrava) grande giardino, l'orto con le galline e forse anche altri animali. Ci viveva una signora sola, perlomeno a che mi ricordo; aveva una figlia già grande che ogni tanto andava a trovarla, e che poi si sposò con un giocatore di pallacanestro di colore, suscitando non poco clamore in città .
Ma questa è un'altra storia.
La storia di oggi è che io gettavo questi fagioli giù dalla finestra, sapendo di non fare danni perché prima o poi se li sarebbero mangiati le galline o i vermi. Non si parlava ancora di ecologia e differenziazione dei rifiuti, così gettare un fagiolo dalla finestra non era peccato.
Mi serviva a contare i giorni.
Tutte le mattine mi alzavo ed ero un po' più contenta, il "giorno fatidico" si avvicinava sempre più e l'allegria e l'eccitazione aumentavano di pari passo. Quel numero sul calendario diventava magico, speciale, ancora oggi il numero 26 mi suscita emozioni e mi sta più simpatico di altri del calendario.
L'attesa era soprattutto per i regali, naturalmente, che speravo sempre fossero libri. Libri, tanti, numerosi, grossi, con tante pagine, da divorare giorno dopo giorno, sera dopo sera, per perdermi nelle storie raccontate e viaggiare con la fantasia.
Oggi nella mia scodella ci sono ancora 3 fagioli... chissà se fra tre giorni troverò dei libri davanti alla mia porta...
Si preannuncia una grande festa. Ogni giorno si aggiunge qualcuno, un figlio di, un nipote di, un conoscente di... avanti, c'è posto per tutti! Anche per chi vorrei qui e so non ci sarà , non ci potrà essere... e questo vale anche per gli amici di blog.
Ho comprato piatti e bicchieri di carta, le posate no, non mi piacciono quelle di plastica, e ne ho a sufficienza per fortuna.
Per il cibo e il vino ci pensano le mie amiche del cuore, ognuna si è offerta nella sua specialità , e ci sarà cibo a sufficienza per tutti, e anche buono per di più. Io sono un po' una frana in cucina, cioè so cucinare, ma non mi piace, per niente. E sono sempre felice quando qualcun altro cucina per me! E le mie amiche sono molto brave in questo.
Anche sedie, divani e poltrone ce ne sono molte, ma qualcuno si dovrà accomodare su sedili di fortuna, seggioline da terrazzo, sgabelli da pianoforte, poltrone da ufficio, pouff e sgabelli vari. Ma va bene anche così, l'importante è stare insieme, l'importante è quel giorno avere intorno a me le persone che amo e che mi amano.
Tutto il resto non conta.
L'importante è festeggiare, è poter dire "ci sono arrivata", è guardarsi indietro e vedere la strada che ho percorso, e poi voltarsi e incamminarsi con il sorriso verso il futuro, verso ciò che ancora mi aspetta.
Ogni volta che mi capita di vedere un articolo che parla dei "cinquantenni" e dei relativi problemi di questa età , mi precipito a leggerlo interessata, ritenendo sia scritto anche per me. Poi all'improvviso mi rendo conto che non è più così, che ormai questo numero è superato, che non rientro più in quella fascia d'età ....e la cosa mi sorprende sempre, perché "dentro" non mi sembra nemmeno di aver compiuto i 50 anni, figuriamoci i 60!
E invece sono qui, dietro l'angolo. Ormai pochi passi ancora e ci sono.
Si dice che quando si arriva al mezzo secolo si inizia a fare bilanci, a mettere qua le cose buone e là quelle cattive, i risultati contro le sconfitte, i rimpianti contro i desideri ancora aperti. Io credo che non sia mai né presto né tardi per fare un bilancio della propria vita, per analizzare ciò che si è stati e si è fatto e capire dove si vuole andare e soprattutto "come" si vuole andarci. E capire veramente "chi si è".
In questi ultimi 15 anni credo di aver capito tante cose di me stessa, mi conosco meglio di prima, so cosa mi piace e cosa no, cosa mi fa star bene e cosa no, conosco lati oscuri che ho imparato ad accettare, altri più belli che cerco di valorizzare, e soprattutto non mento più a me stessa ma mi accetto come sono.
Una cosa che ho capito è che probabilmente non sono fatta per una relazione stabile. Se il mio matrimonio è durato a lungo, è perché avevo uno scopo, un obiettivo da raggiungere, avere figli e crescerli. Una volta raggiunto, non c'era più motivo di mantenere in piedi qualcosa che non funzionava più.
La quotidianità mi annoia terribilmente, ho sempre bisogno di nuovi stimoli, dell'amore mi piace l'innamoramento, l'inizio di una storia, l'attesa di ciò che verrà , quelle emozioni che il nuovo e sconosciuto porta con sé. Ma una volta divenuto conosciuto, abituale, basta, il tutto perde il suo fascino e diventa routine.
Una volta un conoscente mi ha detto che non sono fatta per il matrimonio, ma per essere un'amante, e forse aveva ragione.
Perché l'amore mi piace, mi piace farlo e riceverlo, condividerlo, mi piacciono le coccole, i pensieri carini, le parole sussurrate, le scemenze che si dicono gli amanti e tutto il corollario romantico della situazione.
Ma mi piace mantenere la mia libertà , non dividere la mia casa con nessuno, fare le mie scelte, vivere le mie pigrizie, bastare a me stessa.
L'idea di convivere mi atterrisce, ma anche solo avere una relazione stabile, duratura. Mi è capitato in questi mesi, dopo che avevo messo l'annuncio "fidanzato cercasi", di conoscere qualche persona più o meno interessante. Ma dopo qualche frequentazione casuale necessaria per iniziare a conoscersi, mi sono accorta che il dialogo non c'era più, non si sapeva di cosa parlare se non delle solite banalità , e al desiderio di vedersi era subentrato il fastidio e la noia. Cosa tremenda, la noia! Proprio non la sopporto.
Così all'alba dei miei assai prossimi sessant'anni, devo rivedere qualcosa di me. Devo smettere di pensare di volere un compagno, perché forse in realtà non è quello che voglio. Forse non l'ho mai voluto. Forse ho sempre e solo cercato l'Amore, e quello è più difficile da trovare di un compagno, marito, fidanzato.