martedì, 22 luglio 2008

Ieri sera la televisione svizzera ha trasmesso un film sul Sudafrica, in occasione del compleanno di Mandela. Non ricordo il titolo, ma mi è piaciuto molto e mi ha fatto riflettere, soprattutto il finale. Parlava del periodo della fine dell'apartheid, quando Mandela è stato liberato e sono state istituite elezioni libere. In quel periodo era stato istituito una sorta di tribunale all'incontrario, per giudicare i crimini commessi durante il periodo precedente di segregazione razziale. Chi, pur avendo commesso atroci crimini, oppressioni, torture e quant'altro, confessava e dichiarava di essere pentito, e soprattutto si scusava con le vittime, veniva perdonato e riceveva una sorta di amnistia. Poteva quindi continuare ad essere libero e fare la sua vita, come se niente fosse.
Duro da digerire come concetto, viene spontaneo pensare che non sia giusto, che chi commette dei crimini debba essere punito! Ma ecco, arriva la frase finale del film che chiarire il concetto, e con la quale non ho potuto non essere d'accordo: "dobbiamo saper perdonare, non per dimenticare ma per chiudere con il passato e poter andare avanti".

Oggi accendo la radio e sento la grande notizia del giorno: catturato Karadzic, il boia di Srebrenica! Da più parti già di parla di processo, di pena capitale, di ergastolo a vita. Di punizione insomma. E certo se la meriterebbe, una punizione, considerando le centinaia di vittime che ha fatto la sua crudeltà.
Naturalmente mi è sorto spontaneo ripensare al film di ieri sera, e alla frase finale che chiude l'ultima scena.
Una frase forte, in tutti i sensi. Una frase che racchiude in sé una grande verità, perché anche la psicanalisi ci insegna che solo perdonando dentro di noi chi ci ha fatto del male, possiamo veramente liberarci dalla sofferenza e finalmente "andare avanti". Ma il perdono è una delle cose più difficili da attuare, e infatti sta alla base di molti credi religiosi. Perdonare chi ci ha ferito, umiliato, chi ci ha fatto soffrire, fisicamente o emotivamente, non è da tutti, e non è di facile attuazione.

Più facile pensare alla vendetta, chi ha fatto del male deve a sua volta soffrire. Penso all'America, ai numerosi stati nei quali ancora non è stata abolita la pena di morte. L'America di sicuro non sa perdonare. Penso a tutti coloro che giacciono nelle galere di tutto il mondo, che trascinano la loro esistenza nella routine quotidiana senza la speranza di poter un giorno recuperare la libertà.
Penso ai criminali di guerra del nazismo, a Hitler e ai suoi compari, quelli fuggiti in Argentina e in altri luoghi sconosciuti, così come quelli che invece sono stati catturati e puniti.
E' certamente più facile per noi pensare ad una punizione, se non ad una vendetta, che pensare di poter perdonare un criminale come Karadzic e altri suoi simili.

Ci vuole veramente tanto coraggio nel saper perdonare. Ma credo anche che davvero non si possa "andare avanti" se non si impara a perdonare.

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giovedì, 17 luglio 2008

Ho deciso: devo trovarmi un fidanzato.

Sono stanca di essere sola, ho bisogno di affetto e attenzioni, di dare e ricevere amore. Però non voglio un fidanzato qualunque, sono molto selettiva e pretendo certe qualità. 

Prima di tutto deve essere colto, intelligente, aperto mentalmente, e di una certa levatura morale.
Poi deve essere gentile, affettuoso ma non appiccicoso, premuroso, rispettoso delle donne in particolare e di tutti gli esseri viventi in generale. Aver viaggiato e conosciuto il mondo. Amare l'arte, la letteratura e la poesia, la musica, il teatro, (anche la danza non guasterebbe), la natura, gli animali.
Amante del mare e della montagna, ma senza volermi trascinare in estenuanti camminate o noiose giornate in barca, per non parlar della pesca! sport quanto mai noioso e anche un po' schifoso...i pesci vivi mi fanno ribrezzo, e le esche ancora di più.
Non importa che sia sportivo, ma che abbia cura della sua persona questo sì. Un bel aspetto non guasta mai. E a questo proposito, non mi piacciono i signori con i baffi, mentre i barbuti sì...quelli con l'aria un po' da intellettuali per intenderci.
Vorrei che fosse curioso e amasse viaggiare, visitare altre città e luoghi lontani, ma che amasse anche starsene un po' davanti alla tv. Requisito indispensabile, NON essere fumatore, ed essere libero sentimentalmente: scapolo, divorziato, meglio ancora vedovo.  Anzi, vedovo, senza figli, e orfano. Questo sarebbe il massimo!

Insomma, chi sto cercando è un "signore" nel vero senso della parola, e se poi stesse anche bene economicamente, non mi dispiacerebbe proprio per niente!

Allora, se c'è qualcuno interessato....si faccia vivo!

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categoria:pensieri, sogni, sentimenti, desideri
martedì, 15 luglio 2008

Quella sera dopo il lavoro mi stavo recando alla stazione per prenotare il treno. Di lì a qualche giorno sarei partita per Berna, in visita ai miei cugini. Stavo salendo la scalinata che, dalla Cattedrale vicino alla quale c'era il mio ufficio, porta alla stazione di Lugano, ed ero concentrata nei miei pensieri come sempre mi succede quando cammino, così ad un primo momento non l'ho visto né ho sentito subito cosa mi ha detto. Anzi, ho proseguito di qualche passo prima di realizzare che quella persona si era rivolta a me; mi sono allora girata su me stessa, lui stava già proseguendo per la sua strada, e gli ho detto: "scusa, dicevi a me?"
A quel punto anche lui si ferma, torna indietro e mi risponde: "si, ti ho chiesto se hai degli spiccioli".
Nella mia ingenuità di diciottenne allevata un po' in una campana di vetro, ho pensato <che strano, chissà perché vuole cambiare dei soldi con degli spiccioli....> e gli ho risposto, no, mi dispiace, credo di avere solo pezzi grossi.
"Non fa niente, ciao" risponde lui, e fa per riavviarsi. A quel punto però la mia curiosità si era accesa, così gli chiedo a cosa gli servano degli spiccioli.
"Ma niente - fa lui, che probabilmente ha capito la mia ingenuità - volevo sapere se avevi qualche soldo."
Sempre più incuriosita gli chiedo perché, forse che lui non ne ha di soldi?
"No, in realtà non ne ho più" - evidentemente aveva deciso di raccontarmi le sue disavventure - "sai, sono venuto qualche giorno a vedere la Svizzera, ma ho fatto male i conti e non ho più soldi. Ho perso i contatti con i miei amici, e non so come fare".
Naturalmente mi si risveglia l'istinto da crocerossina, e decido di dargli una mano. Gli dico che se mi accompagna in stazione a fare il biglietto, poi lo posso aiutare a trovare un posto dove passare la notte. La mia mente fervida stava già pensando ad una soluzione...e in breve l'avevo già trovata.
Con la mia amica Lilli ci eravamo impossessate della soffitta sopra casa sua, una palazzina in pieno centro città, e l'avevamo rimessa a posto: ridipinte le pareti, attaccato qualche mensola, messo tappeti e cuscini per terra, e una pila di dischi e libri in un angolo. Era il nostro rifugio da mondo, la nostra "mansarda" di sapore parigino e bohemiènne.
Lì quel ragazzo avrebbe potuto passare tranquillamente la notte, e il mattino dopo ritrovare i suoi amici e tornarsene a casa.
Così ci mettiamo in cammino, e fatta la mia commissione torniamo verso il centro città. Le chiacchiere fra noi ormai erano attivate, lui mi stava raccontando la sua vita (o così almeno credevo...) e io la mia, anche se la sua mi sembrava infinitamente più interessante della mia. Mi disse di essere un aspirante scultore, voleva andare in Versilia per lavorare come ragazzo di bottega in qualche laboratorio dove si lavorava il marmo. Disse di essere di Roma, il nome non me lo ricordo, e che i suoi amici lo chiamavano Beethoven, perché amava molto la sua musica.
Arrivati che fummo alla mansarda, lui ne fu entusiasta naturalmente. Il posto era ideale per poterci passare la notte, nessuno lo avrebbe disturbato, solo avrebbe dovuto stare attento a non fare troppo rumore e non far notare la sua presenza lassù in soffitta.
Erano circa le 18, un po' presto per andarsene già a dormire, e io dovevo rientrare a casa.
"Lascia che ti offra almeno un caffè per la tua gentilezza" mi fa lui. Beh, ma con quali soldi? non me lo sono chiesta. Ormai ero affascinata da questo tipo stravagante, e non volevo certo che l'incontro si concludesse così presto!
Mi viene in mente che forse lui non ha nemmeno cenato, e senza soldi difficilmente lo potrà fare. Non so come risolvere il problema, ma lui mi dice di non preoccuparmi, che è abituato a mangiare poco e non ha tanta fame. Così andiamo in un bar a bere qualcosa, e lui si rimpinza di noccioline e snack da aperitivo. A quei tempi non usavano ancora gli happy hours, se no avrebbe svoltato!
Dopo quella specie di aperitivo, lo riaccompagno verso la mansarda ma....ahimè nel frattempo qualcuno aveva chiuso il portone principale, e di quello io non avevo la chiave! La mia amica in quel periodo non era a Lugano, e non potevo certo chiamare sua madre per farmi aprire!
Ero molto dispiaciuta, la bella soluzione trovata era sfumata come neve al sole....e Beethoven era di nuovo senza un rifugio per la notte. A quel punto lui mi confessa di aver lasciato una cosa in mansarda, una cosa che vorrebbe recuperare, ma soprattutto una cosa che non vorrebbe trovassero altri perché potrei avere dei problemi io. Non capisco....cosa? di cosa si tratta?...
Un pacchettino di hashish.
La mente mi si accende in un lampo! Ma che stupida! Ecco a cosa gli servivano gli spiccioli....non a pagarsi un caffè, o un panino! Ma come ho fatto a non pensarci?
La cosa comunque non mi sconvolge, penso che al mattino dopo si può facilmente salire in mansarda e recuperarla. Il problema ora è dove fargli passare la notte. Mi viene un'idea: la nostra cantina.
E' un locale asciutto, fresco in estate, e ci sono dentro le attrezzature da campeggio: sedie, tavolo, fornello, ma soprattutto brandine. Così gli propongo di venire a casa mia con me, naturalmente senza salire, mi aspetterebbe giù e io con una scusa scenderei in cantina con la chiave. 
Con un paio di coperte e la brandina gli preparo un comodo rifugio per la notte, gli porto una bottiglia d'acqua e una banana, l'unica cosa che riesco a "rubare" senza destare sospetti. Ho il cuore che mi batte all'impazzata per la paura di farmi scoprire dai miei. Non riesco ad immaginare la loro reazione se scoprissero cosa stavo facendo! Ma ormai ero in ballo....
Quando vado a dormire punto la sveglia molto presto, per avere il tempo di alzarmi prima di tutti e scendere di soppiatto in cantina a liberare il mio "prigioniero". Lui poi sarebbe passato di nuovo dalla mansarda per recuperare il suo "pericoloso pacchetttino".
La sera dopo rientrando a casa mio padre mi dice "ha chiamato un certo Beethoven per te."
"Ah sì?"- faccio io con l'aria più innocente del mondo. "e che voleva?"
"Niente, ha detto solo che voleva salutarti. Ma chi è, lo conosciamo?"
"Mmmm, no....nessuno, uno che ho conosciuto...".
Di questa storia non ne ha mai saputo nulla nessuno.
Nemmeno io ne ho saputo più nulla di lui. Ogni tanto mi torna in mente, come stasera, e mi chiedo che fine abbia fatto.
Mi piace pensare che sia riuscito a diventare scultore, che sia felice, che abbia una vita soddisfacente, e che magari si ricordi ancora di quella ragazzina un po' ingenua che tanti anni fa gli offrì un riparo per notte.

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categoria:ricordi, famiglia, soldi
sabato, 12 luglio 2008

Se...due anni fa a mio padre non avessero scoperto un tumore, non avrei lasciato la Toscana e non sarei tornata qui.

Se...non avessi avuto difficoltà a vendere le mie ceramiche a Milano, non avrei mai coronato il mio sogno di andare a vivere in Toscana.

Se...il mio matrimonio non fosse andato in crisi, non avrei mai iniziato a fare ceramica. Così non sarei mai andata a vivere in Toscana. E forse non sarei tornata qui alla morte di mio padre.

Se...a vent'anni non avessi avuto fretta di sposarmi e metter su famiglia, avrei prestato maggiore attenzione nella scelta del compagno di vita, valutandone meglio il carattere. Così forse non avrei divorziato, non avrei imparato a fare ceramica, non sarei andata in Toscana, non sarei tornata in Svizzera.

Se...quel giorno non avessi insistito con i miei genitori per accompagnarli al matrimonio di mia cugina, non avrei mai conosciuto R. e non l'avrei mai sposato. I miei meravigliosi figli non sarebbero mai nati, o sarebbero stati altri. Però non avrei divorziato, non avrei imparato a fare ceramica, non sarei andata in Toscana, non sarei tornata in Svizzera.

Se...non avessi sposato un milanese non sarei mai emigrata a Milano e in Italia, avrei forse sposato un bravo ticinese e i miei figli sarebbero stati svizzeri. Forse non avrei divorziato, non avrei imparato a fare ceramica, non sarei andata in Toscana, non sarei tornata in Svizzera perché c'ero già.

Se...avessi sposato un ticinese o uno svizzero, i miei figli sarebbero stati svizzeri. Avrebbero vissuto qui vicino a me, e io avrei fatto la mamma e la nonna come tante altre donne della mia età. Non avrei imparato a fare ceramica, non sarei andata in Toscana, non sarei tornata in Svizzera perché c'ero già.

Se...i miei genitori avessero accettato l'invito di parenti di raggiungerli in Canada dopo la guerra, quando qui non c'era lavoro, mia figlia vivrebbe comunque in Canada, Io non avrei imparato a fare ceramica, non sarei andata in Toscana, non sarei tornata in Svizzera ma sarei rimasta in Canada diventando canadese.

Se...quando dovevo nascere i miei genitori avessero trovato casa a Berna, dove al momento vivevano, e non fossero stati costretti a venire a Lugano in casa di nonna, io sarei nata nella capitale. Non avrei incontrato R., non l'avrei sposato, non avrei avuto Giulia né gli altri figli, lei non sarebbe andata a vivere in Canada, non avrei imparato a fare ceramica, non sarei andata in Toscana, non sarei tornata in Svizzera.

Questa sera mi sono avvoltolata nelle ipotesi dei SE.

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venerdì, 11 luglio 2008

Da qualche giorno era comparso di nuovo quel dolore alla schiena. Non il solto, uno diverso, fastidiosissimo, inquietante. Così decido di andare un po' più a fondo nella questione, e telefono allo studio medico per prendere un appuntamento. Ieri pomeriggio.

Mi danno appuntamento per questa mattina, ore 10.30. Mi presento, faccio la mia brava coda d'attesa, alle 11 il medico mi riceve, mi ascolta, mi visita. Poi dice che sarebbe meglio fare una radiografia per avere un quadro un  po' più completo. L'infermiera si incarica lei di telefonare in ospedale per prendere l'appuntamento per me. Di solito le radiografie le fanno lì in studio direttamente, ma ora è tempo di ferie e manca personale.
L'ospedale mi dà appuntamento per lunedì mattina, ore 9.15.

Scommetto che se non ci fosse stato il weekend di mezzo, me l'avrebbero dato per domani!

 

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giovedì, 10 luglio 2008

Questa estate strana, con giorni caldissimi e altri freschi e zuppi di acqua e temporali, mi piace. Sarà perché mi sono rimessa all'opera, e quando ho qualche obiettivo da raggiungere e mi dò da fare, io sto bene. Mi sento carica di energia positiva, e mi frullano in testa idee una dopo l'altra. Certo non sarà facile ricominciare in un luogo dove nessuno mi conosce, dovrò farmi strada, cercare con pazienza e perseveranza i contatti giusti, promuovere me stessa come si dice. Ma anche questa è una cosa che ho scoperto mi sta piacendo fare.
Ho preparato powerpoint di presentazione, fatto CD da mandare per posta, piccoli book con fotografie e descrizione della linea di prodotti che voglio fare, e cercato aziende a cui mandare tutto questo bendidio. Speriamo che qualcosa frutti.

Intanto ho ricominciato a metter "le mani in pasta", e non solo letteralmente. A distanza esatta di due anni, ho ripreso in mano l'argilla, e ricominciato a creare. Bello, troppo bello.
Il posto è piccolo, ma io ci sto come un pulcino nel suo guscio, perfetto per me. E' anche bello, il posto, fuori città, appena sotto il monte, il bosco alle spalle, intorno l'orto e la vigna. In casa del mio amico non c'è quasi mai nessuno, se lui non è nell'orto o nei dintorni a trafficare intorno a qualche cosa sua. Così il più delle volte me ne sto da sola, con la mia radio e i miei pensieri. Mi piace.
Lavoro in pace, parlo con me stessa, e sto bene. In genere vado là la mattina presto, quando è ancora fresco, poi sul mezzodì quando arriva il sole dal davanti, me ne scappo a casa al fresco. Così nel pomeriggio posso lavorare al computer, è peccato sprecare le ore fresche del mattino per stare davanti allo schermo!
Oggi ho già avviato un piccolo forno, per quello grande devo aspettare, non l'ho ancora collegato, deve venire l'elettricista e per il momento non ha tempo. Ma non importa, ora fa anche troppo caldo per accendere il forno grande, poi morirei dentro lì il giorno dopo. Invece quello piccolo prende solo 3 ore per una cottura, e scalda poco. Ci posso mettere solo cose piccole naturalmente, e per ora è a quelle che mi dedico. Sto facendo scorta, biscotto poi tengo lì in attesa di qualche ordine, a quel punto coloro e ricuocio.
Conto molto sul natale e i regali aziendali. Voi che mi leggete.....se siete fra quelli che ne hanno bisogno....fatevi sentire! Io sono qua.

 

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martedì, 08 luglio 2008

Finalmente l'avevo convinto. Dopo aver trascorso qualche giorno di vacanza nella roulotte dei miei genitori, gentilmente prestataci, ero riuscita a convincerlo ad acquistarne una tutta nostra, per poterci andare in vacanza con le nostre bambine.
Non era tanto per un risparmio rispetto ad una pensione, o un alberghetto, ma per il concetto in sé. Ho sempre adorato la libertà che ti lascia fare campeggio, e pensavo che anche le nostre bambine avrebbero goduto di questo. Poter stare tutto il giorno in costume da bagno, girare per il campeggio senza pericolo, anche da sole, mangiare all'aperto giorno e sera, e poi vuoi mettere, dormire tutti insieme nello stesso piccolo spazio?! Che divertimento....!
Così finalmente anche il mio raffinato, esigente, un po' snob marito si era deciso e un sabato siamo andati a "comprarci la roulotte". Non essendo proprio ricchi sfondati, abbiamo optato per una usata, ma grande abbastanza e in ordine. L'auto aveva già superato il collaudo per il gancio di traino, e anche se l'esperto diceva che era un po' al limite come potenza, andava comunque bene.
Così la sera ci portiamo a casa la nostra bella roulotte e la parcheggiamo in giardino, in attesa delle prossime ormai vicine ferie. Nei giorni seguenti mi sono divertita ad arredarla, comprando le stoviglie, in melanina affinché non si rompessero, le lenzuola e le coperte, gli asciugami divisi per colori per i grandi e per i bambini. MI sembrava di giocare alla casa delle bambole di quando ero piccola! Un gran divertimento. La sera io e mio marito, dopo aver messo a letto le bambine, andavamo a berci un bicchiere di vino seduti nella nostra roulotte parcheggiata in giardino, fingendo di essere in un altro luogo, in un altro tempo. Che matti!
Finalmente arrivano le sospirate ferie, e partiamo. La meta: le alpi, le montagne del Grigioni, Flims e i suoi dintorni. Lì troviamo un bellissimo campeggio e ci godiamo facendo passseggiate, raccogliendo mirtilli e lamponi, giocando a minigolf, o semplicemente prendendo il sole osservando le nostre bambine giocare libere e felici.
Terminate le due settimane ci accingiamo al rientro, decidendo di passare a salutare i miei genitori, anche loro in montagna con la loro roulotte, a Campo Blenio. Così saliamo verso il passo del Lucomagno, ma durante la salita il marito alla guida lamenta una certa fatica della vettura. Sembra che non ce la faccia a tirare la roulotte su per la salita, quasi come avesse i freni tirati. Strano!
Arrivati in cima al passo, ci fermiamo per far riposare l'auto e raffreddare il motore. Telefoniamo ai miei mettendoli al corrente, e mio padre si offre di venire a prendere me e le bambine, e dare un'occhiata all'automobile. Così ci accompagna al campeggio dove la mamma ci aspettava a braccia aperte, e dove più tardi ci raggiunge il marito con l'auto e la roulotte, ormai a posto.
Dopo una buona cena in loro compagnia, rassicurati dal controllo fatto da papà, ci rimettiamo in marcia per rientrare a casa. Ormai la strada è tutta in discesa, e i problemi dovrebbero essere terminati.
Si era fatta ormai notte, le bambine si erano addormentate sul sedile posteriore, e noi si chiacchierava tranquilli fra di noi.
Avevamo già lasciato l'autostrada ed eravamo ormai a pochi chilometri da casa nostra, quando all'improvviso sentiamo un gran botto, uno sgridìo di ruote, il rumore di ferro strisciato sull'asfalto. La roulotte sobbalzava da un lato all'altro della strada, scintille uscivano da sotto le ruote, mio marito gridava "va a fuoco, uscite tutti, va a fuoco!".
Solo la sua perizia di guidatore riesce a tenere in strada la vettura e a farla fermare sul ciglio della strada. Spaventatissimi scendiamo dall'auto, e vediamo la roulotte senza una ruota, appoggiata su di un fianco. Delle persone erano uscite da una casa vicina, pensando ad un incidente, e avevano trovato la ruota nel loro cortile, a trecento metri di distanza.
Apriamo la porta della roulotte, dentro uno sfracello: armadietti aperti, gli sportelli rotti, cibo e stoviglie rovesciati per terra, un disastro! Mi veniva da piangere!
Le bambine spaventate, svegliate di soprassalto, non capivano cosa fosse successo e si stringevano a me chiedendo, domandando.
Ritrovata un po' di calma, abbiamo staccato l'auto dalla roulotte ormai fuori uso, e messami alla guida ho riportato a casa le bambine calmandole e rimettendole a dormire nei loro letti. I vicini gentili hanno poi aiutato mio marito a svuotare la roulotte delle cose ancora salvabili, accompagnandolo in seguito a casa.
Il giorno dopo naturalmente abbiamo chiamato subito il tizio che ce l'aveva venduta, il quale è venuto a riprendersela con il carro attrezzi, e dopo aver controllato ha sentenziato che in pratica si era bloccato il freno sulla ruota (per questo l'auto faceva fatica in salita!) e a lungo andare il perno della ruota si era spezzato.
Abbiamo pensato alla strada fatta in montagna, a certi precipizi sfiorati, ai burroni nei quali avremmo potuto finire se la ruota si fosse staccata chilometri prima... e il mio coraggioso marito ha deciso che mai più in vita sua sarebbe andato in giro con qualcosa attaccato dietro all'automobile!

Roulotte

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mercoledì, 02 luglio 2008

Seduta in poltrona, le cartine di stagnola in testa neanche fossi un marziano, sfoglio distrattamente un giornale ascoltando le chiacchiere fra la mia vicina e la parrucchiera.
La cliente si lamenta di come la nuora sta crescendo la nipotina, da brava suocera fedele al suo ruolo non lesina critiche e commenti, ed essendo ormai piuttosto in là con gli anni, più che un dialogo a due è quasi un monologo. La parrucchiera le risponde, ma l'altra quasi non recepisce e va avanti per la sua strada di ricriminazioni.

Cliente: ....non parla, niente da fare, non parla
Parrucchiera: ma quanto tempo ha?
C: non cammina e non parla, i miei ad un anno parlavano e camminavano!
P: beh, ma non tutti i bembini sono uguali....
C: ha quasi un anno...anzi no, tredici o quattordici mesi....dovrebbe parlare ormai....e camminare anche
P: mio figlio ha camminato tardi perché gattonava
C: no, lei no, non gattona e non cammina....mah...
C: ...almeno parlasse...invece niente, nemmeno una parolina
P: ci vuole pazienza, vedrà che quando sarà il momento farà tutto
C: e poi, vedesse cosa le danno da mangiare.....crakers e grissini....ma come si fa a tirar su un figlio così? a crakers e grissini? io ai miei tempi....
P: eh signora, che vuol farci....d'altronde crescono tutti, prima o poi, anche gli zingari, anche i rom.....
C: ma lei non è mica una rom!

risatina comune

A quel punto non ho reisistito:
- è fortunata sua nipote, signora, almeno non le prenderanno le impronte! -

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martedì, 01 luglio 2008

Giornale Radio, le ultime notizie:

l'Italia vuole schedare tutti i Rom prendendo le impronte digitali; anche ai bambini.

 

tricolorenazi

 

 

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giovedì, 26 giugno 2008

Un giorno un uomo qualunque decide di fare una passeggiata sul monte. Attraversa uno splendido bosco, profumato e ombroso, il silenzio rotto solo dal cinguettìo degli uccellini. Arriva ad una radura, una macchia verde in mezzo al bosco, l'erba come un velluto, dei massi ricoperti di muschio su un lato, un ruscello di chiare e fresche acque sull'altro. Decide di fermarsi a riposare, e si sdraia su quell'erba morbida e profumata. Lo sguardo al cielo dove le nuvole si rincorrono come pecorelle, il profumo della terra e dell'erba nelle narici, il suono del silenzio nelle orecchie. Si addormenta.
Il luogo è così splendido che ci tornerà più e più volte, godendo della pace di quel luogo che ormai considera un po' magico. Apprezza la bellezza della natura, le sfumature di verde del bosco e della radura, il cicaleccio degli uccellini, il concerto delle cascatelle del fiume, il silenzio della notte piena di stelle.
Così un giorno decide di vivere lì per sempre. Si costruisce una semplice casetta in pietra e legno, e trascorre le sue giornate in completa felicità.

Un giorno sente delle voci provenire dal bosco, e sbirciando dalla finestra della sua casetta vede delle persone uscire dal folto degli alberi e attraversare la radura. Ridono, parlano, si apostrofano gli uni con gli altri. Hanno degli zaini sulle spalle, e giunti sul limitare della radura si fermano e si apprestano a fare un picnic. L'uomo li osserva da lontano, ma senza farsi scorgere.
Quando a sera le persone se ne vanno tornando a valle, l'uomo esce dalla sua casetta e osserva con tristezza il suo bel mondo rovinato dal passaggio di altri: l'erba tutta schiacciata, i resti di un fuoco, qualche carta dimenticata qua e là. Scoraggiato cerca di cancellare le tracce lasciate da altri esseri umani. Il giorno dopo decide di difendere quella che considera la "sua" radura, ed erige una staccionata tutto intorno.
Di nuovo è felice nella sua solitudine, nella pace e armonia della sua casa e della natura.

Qualche tempo dopo sente nuovamente del chiasso, questa volta proveniente dal ruscello, e affacciandosi alla finestra intravvede dei ragazzi giocare nell'acqua, tuffarsi dai sassi nelle pozze formate dal ruscello, chiamarsi a gran voce e ridere e scherzare. Un baccano d'inferno, per lui abituato solo al suono degli uccellini.
Il giorno dopo prende una decisione, e armatosi di vanga e piccone va più a monte della radura e scavando e spostando massi riesce a deviare il corso del ruscello, facendolo scorrere dentro il suo recinto.
Nuovamente riprende la sua vita di assoluta felicità e solitudine.

Ma un giorno un altro uomo passa di lì, e rimanendo incantanto dalla bellezza del luogo decide che anche lui vuole vivere lì. Così si costruisce una piccola casetta di pietre e legno, un po' di lato rispetto alla prima, e poi costruisce un recinto pure lui per tenere lontani gli estranei, ed essendo più a valle devia il resto del ruscello per farlo passare dentro il suo giardino.

Non molto tempo dopo un amico arriva da quelle parti e decide che anche lui vuole un pezzetto di quel paradiso. E poi un altro, e un altro ancora.
In breve tempo quel piccolo pezzo di terra meraviglioso, un vero e proprio Paradiso Terrestre, si è trasformato in un'accozzaglia di recinti e casette, la morbida erba è scomparsa e al suo posto c'è solo della terra e dei sassi, del ruscello ormai non c'è più che l'ombra, tutte quelle deviazioni lo hanno impoverito e prosciugato. Gli uomini solitari hanno preso moglie e hanno avuto dei figli, e della pace e del silenzio del luogo rimane solo il ricordo.

Tutto questo perché è connaturato nell'animo umano il Voler possedere.

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